Eletta città d'arte nel 1998, Ostuni, per le sue bellezze storiche, artistiche e
paesaggistiche, è meta di coloro i quali apprezzano il binomio cultura-ambiente. Ostuni, è una città antichissima, con
un patrimonio in parte ancora da scoprire.
Il centro storico, esso stesso monumento e luogo della memoria
storica, è un ordito urbano dal fascino straordinario che conserva intatta la struttura medioevale, un
labirinto di stradine, arcate, stretti passaggi contenuti in una poderosa cinta muraria. Il bianco labirinto
dipinto a calce, da cui il nome "Città Bianca", è interrotto dalle facciate colore ocra di antichi palazzi,
chiese, conventi e i fantasiosi portali che esaltano la bellezza della pietra locale.
Senza dubbio il territorio ostunese é , già dall'età neolitica, centro di vita e oggetto di continue colonizzazioni da parte di numerose popolazioni provenienti dall'Anatolia, prima, e dalle coste del Mediterraneo orientale, dopo. Inizialmente trovano sistemazione in insediamenti rocciosi e grotte, lasciandoci tracce e testimonianze in quelle di (Sant'Angelo), (di Magda), di (Santi Magno), (Santa Maria d'Agnano).
Successivamente danno vita a veri e propri villaggi capannicoli, abbandonando il nomadismo e dedicandosi ad attività quali l'agricoltura e l'allevamento. Di notevole rilievo artistico e storico sono i monumenti di carattere dolmenico, (le specchie e i dolmen), lasciatici da queste popolazioni, che hanno opposto una resistenza impareggiabile al tempo.
Oggetto di tale colonizzazione è la fascia di terra compresa tra Savelletri e la terra di Petrolla, oggi Villanova, porto di Ostuni.
Verso il mille a.C. giungono due nuove civiltà i Messapi e gli Japigi che fondono costumi, tradizioni ed abitudini. Tale sinergico connubio viene meno a causa di Annibale che distrugge la città vecchia e la tiene sotto il suo domino per 17 anni, sino al 488 d.C..
In seguito Ostuni viene occupata dagli Ostrogoti, guidati da Teodorico, il quale, così almeno risulta da una lettera di Cassiodoro, porta via a Ravenna parti di monumenti ostunesi.
Alla dominazione ostrogota segue quella normanna a partire dall'XI secolo; ricordiamo la famiglia degli Altavilla, prodiga di ogni civiltà, tanto da edificare in cima alla città il Castello, successivamente distrutto, e da dare stimolo ed impulso alla economia locale ed all'arte. Un ruolo di sicura importanza viene giocato dal Porto di Villanova, risultato e strumento del fervore commerciale dell'epoca.
Ma il periodo di massimo splendore viene sicuramente raggiunto nel '500 con il domino Aragonese.
In ogni caso è doveroso ricordare che durante tutto il periodo feudale Ostuni ha sempre cercato di esimersi da un completo assoggettamento servile alle famiglie governanti assumendo la condizione, favorevole al commercio, di città del regio demanio.
La situazione cambia notevolmente con l'avvento (1639) della famiglia dei Zevallos responsabili di un decadimento morale ed economico di Ostuni, dalla quale numerose famiglie nobili del posto si allontanarono o si estinsero. Solo nel 1804 viene meno il dominio Zevallos, quando a causa degli eccessivi debiti e della mala condotta, a tale famiglia viene tolto il titolo nobiliare sulla città di Ostuni.
Ma l'anelito di libertà è nuovamente soffocato con la venuta dei Borboni. Contro di essi gli ostunesi oppongono una valorosa resistenza ed opposizione, l'anelito di libertà si diffonde e propaga, Ostuni diventa centro di agitazioni patriottiche e sicuro asilo di esuli politici. Cadono, così, gli stemmi borbonici sventola, nel 1860, il tricolore su Ostuni.
La generosità e il valore patriottico ostunese viene confermato nella Prima Guerra Mondiale durante la quale trecento ostunesi muoiono nel tentativo di liberare le terre del settentrione: i loro nomi verranno scolpiti nella pietra del Monumento dei Caduti sito in Piazza Matteotti.